107 / 5000 Risultati della traduzione Questo sito ha un supporto limitato per il tuo browser. Ti consigliamo di passare a Edge, Chrome, Safari o Firefox.

CONSEGNA GRATUITA IN 72h

Carrello

Il tuo carrello è vuoto

Continua a fare acquisti

Salvador Dalì - 30 years after the genius

"Io non credo nella mia morte. Non credo nella morte in generale e ancora meno nella morte di Dalì. Io mi godo sconfinatamente ogni singolo istante della mia vita. Il mio trionfo sta nell’essere riuscito a non farmi schiacciare dalla contemporaneità e aver raggiunto l’immortalità”.

Salvador Dalì

 

Delineare appieno la figura, l'arte e la poetica artistica di Salvador Dalì è impresa difficile e difficoltosa, tanti sono i campi culturali, gli stimoli, le idee e le innovazioni di questo immenso artista del Novecento. Si può dire che Dalì ha fatto di se stesso un'opera d'arte vivente, era immerso letteralmente nella sua arte ed era lui stesso una sua creazione. A volte infatti la sua figura e la sua vita prevaricano le sue stesse opere e nell'immaginario collettivo si pensa subito ai suoi baffi, alle sue foto nelle vie di Parigi con un formichiere al guinzaglio o al Teatro-Museo Dalì di Figueres, inaugurato del 1974 e creato da lui su suo progetto a celebrazione di tutta la sua storia artistica, un monumento perenne ed immortale innalzato per sconfiggere l'oblio e la morte. Dalì era infatti ossessionato dall'idea della morte fin da bambino. Il fratello, omonimo, era deceduto nove mesi prima della sua nascita e per i suoi genitori lui era sempre stato l'altro Salvador, portandolo ad esasperare già da piccolissimo la propria personalità. In seguito agli attacchi nucleari del 1945, periodo in cui Dalì era in America a consacrare la sua carriera e per fuggire prima alla guerra civile in Spagna e poi alla II guerra mondiale, la paura della morte si riacuisce, tanto da spingerlo a fare ricerche per farsi ibernare dopo la morte in attesa che la scienza, evolvendosi, trovasse un metodo per ringiovanire le cellule e riportare in vita il genio di Dalì. In ogni intervista Dalì parla sempre di sé in terza persona, quasi il suo essere fosse qualcosa di talmente alto, puro ed intoccabile, da non poter essere assimilato a nessun corpo vivente, nemmeno a lui stesso.

"La modestia non è la mia specialità!" - afferma. Negli anni in giro per l'Europa ed in America Dalì diventa una celebrità. Crea ritratti per tutta l'élite di Manhattan, si sposta dai salotti di New York agli Hamptons e a Monterey, dove ricerca instancabilmente i paesaggi della sua Spagna e di Port Lligat, dove, dopo otto anni, farà ritorno nel 1948. "Dimentico la fierezza dei palazzi, torno nel mio regno, la mia caverna di Platone, voglio tornare a dipingere la mia mitologia con luoghi precisi visti in modo nuovo". Senza dubbio anche la storia artistica di Dalì viene fortemente influenzata dalle tendenze pittoriche del suo tempo, ma l'immenso estro dell'artista rende impossibile incanalarlo e legarlo ad un'unica corrente. I Surrealisti, cui Dalì viene sempre associato, almeno nei libri di storia dell'arte, ritengono di dover liberare la mente dalla razionalità attraverso associazioni e metafore magiche e casuali, legate all'inconscio freudiano. Dalì a questo aggiunge il metodo paranoico-critico, ritenendo che la realtà non è mai come appare, quanto più la si osserva in profondità, tante più saranno le interpretazioni possibili, ogni immagine è suscettibile di diverse interpretazioni a seconda delle inclinazioni del mondo interiore di chi guarda. Dalì fa uno scatto in avanti rispetto al surrealismo in due sensi dando, da una parte, un'immagine a ciò che per definizione ne è privo, come il mondo interiore, le logiche illogiche del sogno o la fisica e, dall'altro, riprende e reinterpreta le opere classiche, senza mai snaturarle, ma ricreandole e riempiendole di significati immaginifici, incredibili e, ovviamente, surreali. Dalì è un sublime e formidabile inventore e creatore di immagini, non solo attraverso la tela: tra gli altri collabora con Walt Disney nel cortometraggio Destino, è scenografo di Alfred Hitchcok, è regista lui stesso, fotografo, architetto, poeta, scrittore, intellettuale. Dalì rende anche il suo amore con Gala, musa e compagna della sua intera esistenza, un'opera d'arte. Oltre a dedicarle centinaia di opere, crea attorno a loro un ambiente totalmente immerso nella sua stessa ispirazione: la loro casa a Port Lligat, studio dell'artista, è completamente progettata secondo il suo estro. Le opere di Dalì portano spesso una doppia firma "Gala Dalì", gesto che rende la misura dell'influenza immensa, oltre che dell'amore, di Dalì per questa donna che gli rimane instancabilmente accanto tutta la vita, stimolandolo continuamente a livello intellettivo ed artistico, seguendo ed ispirando ogni suo progetto o follia.