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Biografia di Max Blu

Massimo Blu Pellerani Magni, in arte BLU XM, nasce a Carrara (MS) nel 1989 e
successivamente si trasferisce a Parma, dove nel 2010 ottiene il Diploma di
“Maestro d’arte” (presso il Liceo Statale P. Toschi), città in cui vive e lavora,
iniziando il suo percorso come grafico/llustratore, evolvendosi successivamente in
campo artistico, sperimentando varie tecniche di pittura e sviluppando la propria
ricerca personale. Le ispirazioni vengono dalle forme geometriche che sono
l’essenza stessa del disegno figurativo: questo concetto scorre tra le idee dell’autore
dando vita alla necessità di voler trovare un connubio tra rappresentazione
figurativa ed emozionalità pittorica. Nella sua estetica, forma e materia diventano
un’immagine codificata dal nostro cervello tramite un processo di riduzione della
figura nei suoi elementi geometrici primari, così dai fare leva sulla capacità innata
dell’uomo di riconoscere forme familiari nelle strutture che lo circondano. Le forme
ed i colori vengono fusi in insieme apparentemente bidimensionale capace di
ricreare l’illusione di un corpo solido e tridimensionale che andando verso lo
spettatore lo chiama ad interpretare la figura in modo attivo lasciandosi trasportare
dalle sensazioni.
L’opera diventa così in grado di creare un ponte comunicativo tra essa e lo
spettatore che si vedrà inconsciamente costretto a sollecitare ricordi ed emozioni
necessari per il completamento dell’opera stessa. Ispirato dagli studi del maestro
Burne Hogarth e dalle litografie di Durer durante le ore passate nelle lezioni di
disegno dal vero si accorse che i propri lavori figurati non erano altro che un
insieme di linee condivise e che più aumentavano di quantità più l’immagine
diventava dettagliata. Iniziò così di fatto a rappresentare tutto ciò che osservava
sottolineandone le linee di costruzione. Da sempre alla ricerca di un linguaggio che
renda le sue opere diversamente interpretabili da ognuno e quindi prive di
qualsivoglia riferimento di genere etnico e socio culturali l’artista pensa alla
geometria come ad un alfabeto i cui caratteri possono combinarsi creando
immagini capaci di andare oltre la parola scritta e di interagire con i nostri archetipi personali. Per questo motivo decide di integrare le forme euclidee nei propri lavori,
abbracciando tutti gli studi fatti in precedenza ed utilizzando le figure piane e
l’interazione tra i colori per creare illusioni prospettiche successivamente codificate
dallo spettatore che proiettando su di esse la propria sfera emozionale diventa
parte integrante dell’opera dandone una lettura individuale influenzata dalla
propria conoscenza e dalle emozioni scaturite dall’interazione tra geometrie e
colori.
Questa serie di ritratti rappresentano l’essere umano nelle sue molteplici sfaccettature,
infinite tanto quanto lo erano le immagini che da ragazzino mi perdevo ad osservare nelle
venature del marmo.